Visualizzazione degli archivi per Luglio, 2010.

La rete è in pericolo e con essa la nostra libertà!

News

Avete un blog sul quale seguite l’attività politica della vostra città? Vi interessate di politiche ambientali e aggiornate il vostro sito con le novità che riguardano risparmio energetico e gestione dei rifiuti? Siete iscritti ad una mailing list di ricercatori precari nella quale vi confrontate sui tagli all’università? E ancora, siete tra quelli che, telecamera in spalla, vanno dai politici a chiedere conto delle loro scelte?

Se siete tra questi, o se comunque avete un vostro sito Internet, preparatevi: molto presto dovrete fare molta attenzione. Nella legge bavaglio che verrà approvata a breve in via definitiva, è contenuto un articolo che vi riguarda. E’ il comma 29 che recita: “ Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

Vuol dire che ogni sito web (blog, forum, pagina Facebook, canale YouTube, wiki, ecc), dovrà sottostare all’obbligo di rettifica previsto per le testate giornalistiche. Se a qualcuno non va bene qualcosa che avete scritto, se ritiene falsa o tendenziosa una vostra frase o pensa che una vostra opinione ecceda il diritto di critica, potrà contattarvi ingiungendovi di pubblicare la sua versione dei fatti. Nel momento in cui nella vostra casella di posta arriverà una simile comunicazione, partirà un conto alla rovescia: avrete 48 ore per pubblicare la rettifica. Scaduto questo termine, non avendo rispettato la legge, rischiate una multa fino a 12mila euro.

Per la maggioranza di governo e persino per alcuni esponenti della blogosfera, il comma 29, è sacrosanto: “Sul web non si può scrivere ciò che si vuole” dicono. Per molta parte degli utenti della rete, per il Partito Democratico e Italia dei Valori, invece, il comma non tiene conto nella natura amatoriale di molti siti web e risulta perciò censorio. Da più parti viene anche sottolineato che il comma presta il fianco ad abusi: un sito web spesso non ha risorse, competenze e personale per analizzare nel merito ogni richiesta di rettifica. Juan Carlos De Martin, professore associato presso la Facoltà di Ingegneria dell’Informazione del Politecnico di Torino, contattato dal Fatto, parla a riguardo di “Chilling effect”, una definizione utilizzata negli Usa per definire leggi che sopprimono opinioni o condotte attraverso la minaccia di ritorsioni; è di certo vittima del Chilling effect un cittadino che si autocensura per timore di una penalizzazione (nel nostro caso di una multa salata).

Su Internet è in corso una campagna contro il comma 29. L’associazione Valigia Blu – la stessa che si era fatta promotrice di una raccolta di firme per chiedere al Tg1 una rettifica sull’avvocato Mills prescritto e non assolto – ha scritto una lettera aperta a Gianfranco Fini e Giulia Buongiorno: “Occorre reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame alla Camera” dicono esponenti della blogosfera, della cultura, della politica. “L’informazione in Rete – aggiungono – ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino: ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione”.

I tempi ormai stringono: in settimana la Camera darà il via libera alla legge sulle intercettazioni. Quindi la maggioranza di governo, su esplicito diktat di Berlusconi, intende chiudere la pratica bavaglio al Senato entro le ferie estive.

fonte: ilfattoquotidiano.it

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Digitale terrestre: lo Stato non incasserà 4 miliardi di euro.

News

Tenetevi forte. Quello che leggerete può avere serie controindicazioni sul vostro stato di salute. Soprattutto se siete insegnanti e nei prossimi tre anni vi sarà bloccato l’aumento automatico delle retribuzioni. Oppure medici precari a cui presto non sarà rinnovato il contratto. I circa 900 milioni di euro che Tremonti conta di recuperare con i tagli al personale della sanità e il miliardo scarso che si dovrebbe ottenere dal blocco delle carriere nella scuola potevano arrivare nelle casse dello stato con un’operazione semplice e già collaudata da paesi come Stati Uniti, Germania e perfino India: un’asta pubblica per l’attribuzione delle frequenze televisive liberate dalla tecnologia digitale. Un procedimento semplice, che l’Italia ha però scelto di non seguire. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire di che cosa si tratta.
L’innovazione tecnologica ha rapidamente cambiato il modo in cui si trasmettono i segnali televisivi. Dalla tecnologia analogica si sta passando a quella digitale, che permette di comprimere i dati, riducendo la banda di frequenze utilizzate per la trasmissione. In pratica si liberano spazi, che possono essere occupati da altri segnali. Tutti i paesi europei si stanno organizzando per gestire quello che si chiama switchover, il passaggio da analogico a digitale, cercando di sfruttare al meglio il “dividendo digitale“, e cioè la parte di frequenze che si liberano. Gli Stati Uniti si sono mossi prima di tutti. Già nel marzo del 2008 hanno messo all’asta frequenze per 19,6 miliardi di dollari. Se le sono spartite grandi nomi della telefonia come Verizon Wireless e AT&T, ma anche operatori di nicchia, come Triad 700, una start-up della Silicon Valley o Cavalier Wireless. Il mercato si è aperto e lo stato ha incassato risorse preziose.

In Italia, invece, le aste sulle frequenze televisive non si fanno. Si procede per delibere emesse dall’Autorità garante nelle Comunicazioni. L’8 aprile del 2009 una delibera Agcom ha stabilito la suddivisione delle 21 (oggi 25) reti nazionali accese dalla tecnologia digitale. Venti reti sono andate di diritto, e praticamente a titolo gratuito, a chi aveva già le frequenze analogiche. Di queste, cinque sono state assegnate rispettivamente a Rai e Mediaset, tre a Telecom Italia e le rimanenti agli altri “network nazionali”: da Rete A (Gruppo L’Espresso) a Telecapri a Europa 7. Le cinque reti rimanenti, il nostro “dividendo digitale interno” (frequenze da assegnare a operatori televisivi alternativi, come ha intimato Bruxelles con una procedura d’infrazione) non saranno soggette ad asta pubblica ma, come ama dire Corrado Calabrò, presidente Agcom, a un “beauty contest” (procedura comparativa): un concorso di bellezza nella cui giuria siederà il governo, che sceglierà in base a parametri autonomamente determinati. A decidere sarà alla fine il Ministero per lo Sviluppo Economico, guidato ad interim dallo stesso Berlusconi. Il concorso di bellezza non sarà però riservato solo a nuovi operatori, ma potranno parteciparvi anche Rai e Mediaset, che potrebbero portarsi a casa due delle cinque reti (ognuna delle quali, come le altre, permette di irradiare fino a sei canali).
In sostanza si conserva lo status quo, ribaltando sul digitale il duopolio Rai-Mediaset. Con lo stato che incasserà solo le briciole: l’1% del fatturato annuo degli operatori (contro il 4-5% medio europeo) a titolo di canone di affitto delle frequenze.
Se si prendono per buoni i dati di uno studio pubblicato in giugno da Carlo Cambini, Antonio Sassano e Tommaso Valletti su lavoce.info, lo spettro di frequenze italiano regalato alle emittenti nazionali e locali varrebbe circa 12 miliardi di euro di fatturato annuo totale per gli operatori. Da cui lo stato ricaverebbe 120 milioni all’anno di canoni (1%). Che potrebbero però diventare già 600 applicando canoni più “europei” (5%) e molti di più se si decidesse di attribuire il “dividendo digitale” con aste competitive.

Porte chiuse a internet. Precedenza alle TV
L’aspetto ancora più grave della lottizzazione televisiva del digitale è l’esclusione degli operatori di telefonia dalla spartizione delle frequenze. Telecom e gli altri operatori di telecomunicazioni, potrebbero usare la parte di banda liberata dal digitale per portare Internet mobile veloce in quelle zone del Paese non ancora raggiunte dalla rete fissa in fibra o in rame, aiutando a superare il “digital divide“. Ma, almeno per ora, non potranno farlo. Perché tutta la banda che si è liberata è stata destinata alle televisioni.
Dal 12 aprile al 20 maggio 2010 la Germania ha messo all’asta frequenze precedentemente occupate dalle emittenti televisive offrendole agli operatori telefonici. Dopo 224 round le frequenze sono state assegnate in gran parte a Vodafone, Deutsche Telekom e O2 per un totale di 4,38 miliardi di euro incassati dallo stato, dei quali 3,68 miliardi, sono stati ottenuti dall’assegnazione di frequenze sugli 800 Mhz, le stesse che l’Agcom ha riservato agli operatori televisivi locali in Italia. Se nel nostro paese si decidesse di mettere all’asta per gli operatori telefonici anche solo un terzo di questo spettro, si potrebbero recuperare – sempre secondo i calcoli de lavoce.info – almeno 4 miliardi di euro.

Si può ancora intervenire? A quanto pare sì. Prima di tutto assegnando con una gara seria, e non tramite “beauty contest”, le cinque reti destinate ai “nuovi” entranti, ma non ancora attribuite. In secondo luogo chiedendo che una parte delle frequenze liberate dal digitale e regalate alle TV locali e nazionali (che risultano sottoutilizzate), venga messa all’asta a favore degli operatori di telefonia, per la diffusione della banda larga mobile. A tale proposito il Pd, guidato dall’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, la settimana scorsa ha presentato una mozione per correggere la manovra economica. Mentre l’Idv ha presentato una proposta di legge, ribattezzata “Contromanovra”, che chiede di mettere all’asta le frequenze del dividendo digitale per “incassare fino a 3 miliardi di euro”. Martedì si è mosso perfino il presidente dell’Authority Corrado Calabrò, preoccupato per la diffusione degli smartphone, che potrebbero presto portare la rete mobile italiana al collasso. “L’Agcom sta portando avanti una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle frequenze radio”, ha dichiarato il garante. “Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all’asta per la banda larga”. Avete capito bene: ha detto “asta”. La stessa con cui lo stato tedesco, mettendo a gara un quinto dei Mhz proposti da Calabrò, ha guadagnato 3,68 miliardi. Se il presidente dell’autorità di garanzia manterrà le promesse, i medici e gli insegnanti italiani un giorno potrebbero essergliene grati. Forse anche i governatori delle regioni.

fonte: ilfattoquotidiano.it

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Comunicato di VecchiaSignora.com

News

Dall’inizio dell’anno il sito vecchiasignora.com, il più grande e conosciuto forum di tifosi juventini della rete è sotto il tiro di pirati informatici. Si tratta di attacchi DDoS probabilmente perpetrati da una organizzazione di cracker, attacchi che causano il “down” prolungato del sito. Inutile rimarcare come si tratti di una situazione tanto ingiustificata quanto intimamente intollerabile. E alla fine l’elemento dirimente non risiede nemmeno nella questione se tali attacchi siano fine a se stessi, o, come appare più probabile siano portati avanti da soggetti interessati. Quanto colpisce onestamente della vicenda è che a più di 50.000 persone, tanti sono gli utenti che ospita il forum, è interdetta la possibilità di esprimere la propria opinione. Niente di più, niente di meno. E poco importa che si tratti di un forum calcistico. Ripetiamo: a 52.000 persone dall’inizio dell’anno non è consentito esprimere il proprio pensiero. Cinquantaduemila: provate a contarli. Probabilmente, al giorno d’oggi, la censura è anche e soprattutto questa.

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Poste Italiane offre contratti stagionali a giovani diplomati

Annunci, News, Offerte di Lavoro

Poste Italiane ha appena indetto una selezione per centinaia di posti, per far fronte alle esigenze dell’estate 2010. Lo stipendio è interessante: 1200 euro al mese. Le opportunità di lavoro nel servizio recapito sono in totale 1.660, e ci sono altre centinaia di posizioni disponibili nei centri di smistamento della posta in tutto Italia. Ci si candida sul sito delle Poste Italiane

Tornano di moda i cosiddetti “trimestrali”, ovvero i postini con contratti a tempo determinato. Poste Italiane ha appena indetto una selezione per centinaia di posti, per far fronte alle esigenze dell’estate 2010.

I contratti sono soltanto di qualche mese, fino a fine settembre o a fine ottobre, ma lo stipendio è interessante: 1200 euro al mese, senza contare gli straordinari.

In totale saranno 2.351 i contratti stagionali offerti, e le selezioni saranno fatte per macro-regioni, ma attenzione: si ha la possibilità di candidarsi anche per andare a lavorare in una regione diversa da quella di residenza. Se, ad esempio, volete provare a ottenere il posto in Lombardia, dove sono più di 600 le posizioni disponibili, potete candidarvi anche se vivete al Centro o al Sud.

posteEcco i dettagli. Le opportunità di lavoro nel servizio recapito sono in totale 1.660 (per i contratti con scadenza a fine ottobre). Poste Italiane cerca preferibilmente candidati giovani e diplomati, con patente A oppure B.

Altri 450 contratti, sempre nel servizio recapito, sono invece più brevi, solo fino al 30 settembre. Altri contratti a termine, (circa 300), sono per l’attività di smistamento della posta in vari centri in tutta Italia.

Per candidarsi è necessario andare sul sito www.posteitaliane.it, sezione “chi siamo, area “lavora con noi”, dove si può inserire il proprio curriculum.

fonte: studenti.it

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Il nuovo Monopoli

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DECIDI TU QUALI CITTA’ ITALIANE FINIRANNO SUL TABELLONE DEL NUOVO MONOPOLY

Per la prima volta il gioco da tavolo più famoso del mondo diventa davvero Made in Italy, ospitando, al posto dei classici Vicolo Corto e Parco della Vittoria, alcune tra le più rappresentative città italiane, scelte attraverso un vero e proprio referendum popolare.

In lizza, non solo i grandi capoluoghi di provincia o le città d’arte, ma anche alcuni piccoli centri, aeroporti e isole.
Le 22 più votate potranno tenere alto il loro gonfalone sulla plancia del gioco da tavolo più amato al mondo!

Andate all’indirizzo http://www.monopolyitalia.it/ registratevi e votate Isernia per provare a far entrare il nome della nostra città in uno dei giochi da tavolo più diffusi al mondo

Hai tempo fino al 28 Luglio 2010!

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